Protocolli Avanzati Enfisema Polmonare

GOOGLE Traduttore

sabato 27 settembre 2014

Cosa non fare in caso di infiammazione

Avrete sentito parlare di artrite, tonsillite, bronchite. Tutte le malattie che terminano per –ite indicano l’infiammazione di una specifica area del corpo. Ad esempio la colite è un’infiammazione del colon, l’appendicite dell’appendice, dermatite della pelle, tendinite dei tendini, epatite del fegato ecc. Queste etichette patologiche denotano semplicemente la parte affetta, ma falliscono nel comprendere la causa dell’infiammazione.

L’infiammazione manifesta di solito dolore acuto, dovuto alla pressione esercitata dai tessuti infiammati sui nervi. E questo è un bene, poiché il dolore limita i comportamenti che potrebbero danneggiare ancora di piú l’organismo. Ad esempio se ci fa male la schiena, eviteremo di alzare carichi pesanti, se fa male la gola, mangeremo di meno e berremo di piú.

Non appena individuata la parte affetta da infiammazione, é pratica medica somministrare al paziente un antidolorifico, o pratica comune andare in farmacia a comprarlo. Grazie al farmaco, il dolore associato all’infiammazione svanisce e puó sembrare quasi un miracolo: possiamo continuare con il nostro lavoro e la nostra vita credendo di essere tornati in salute. Ma questo potrebbe non essere il caso. Questi medicinali hanno la capacitá di provocare piú danni, che il valore del sollievo momentaneo e sono distruttivi su due livelli: primo, incoraggiano la continuazione del comportamento che ha causato l’infiammazione (ad esempio, sovraccarico delle vertebre e dei muscoli della schiena). Secondo, causano quasi senza eccezione gli eufemisticamente chiamati “effetti collaterali”. A volte questi effetti collaterali potrebbero valerne la pena. Peró c’è sempre un rischio virtuale. Farmaci antidolorifici e antiinfiammatori sono di uso comune, anche troppo comune, e pochi sono davvero consapevoli dei rischi reali ai quali si stanno sottoponendo. Probabilmente, sarebbe meglio sopportare il dolore e andare direttamente alla causa di questo, cambiare stile di vita e perfezionare i propri comportamenti.

Anch’io ho fatto uso profuso di Moment ogni primo giorno del mio ciclo mestruale. Il dolore m’impediva persino di lavorare, a volte. Una o due pastigliette e questo spariva nel giro di mezz’ora, per poi ritornare puntualmente il mese successivo. Da quando ho smesso di mangiare carne, invece, circa 6 anni fa, le fitte sono prontamente sparite. Una grande liberazione! Il farmaco fa effetto, ma è solo temporaneo, ed è questa una delle grandi minacce del nostro tempo: cerchiamo soluzioni veloci per problemi dei quali non si capisce l’origine e ancor meno se ne comprendono le conseguenze. E la medicina di oggi, maestosa e brillante, ci offre esattamente quello che il nostro istinto ricerca – sollievo immediato dei sensi.
Soluzioni rapide di qualsiasi tipo raramente portano benefici a lungo termine. Un esempio chiaro è il fast-food, quando abbiamo fame, è facile cadere nella trappola del consumo di qualcosa di veloce, ma ci fa bene abusare di questa invenzione? Credo che tutti noi conosciamo la risposta. Consumare droghe ricreazionali ci fa sentire euforici, ma quanto puó durare? E che dire dell’alcool? È piacevole passare una serata e esagerare con questa sostanza, ma come ci sentiamo il giorno dopo? E cosa dire dei problemi a lungo termine derivanti dall’abuso di alcool e droghe?

Descrizione del processo infiammativo – Come risultato di una lesione o ferita provocate da agenti estranei all’organismo o a causa di un trauma, ad esempio un osso rotto, un morso di un insetto o una reazione ad un’infezione batterica, le cellule del tessuto danneggiato producono istamina. L’istamina provoca il mutamento dei minuti vasi sanguigni, i quali rilasciano fluidi all’area ferita. Il flusso sanguigno locale aumenta e trasporta speciali cellule ematiche all’area, la cui specialitá è quella di collezionare sostanze aliene per l’atto eliminativo. Assieme a queste cellule giungono anche fibrinogeni, i quali stimolano la coagulazione. Il coagulo è una risposta naturale e fa da partizione, è come un muro che viene eretto tra l’area infetta e il resto del corpo. La partizione arresta la fuoriuscita dei fluidi, impedisce alla materia morbosa di entrare in contatto con le parti sane, e risulta nel caratteristico gonfiore dell’infiammazione. L’infiammazione è causata da un agente eccitante ed è un comune meccanismo di difesa dell’organismo. Alla luce di ció essa è riconosciuta come un processo intelligente di guarigione.

Il Dr. H. Lindlahr spiega che il corpo non sopprime la crescita e moltiplicazione dei batteri finché la materia morbosa della quale si cibano e sussistono non sia stata consumata e decomposta. Egli afferma che antibiotici e antitossine somministrati in alte dosi durante queste cinque fasi, potrebbero sopprimere l’attivitá microbica e il processo infiammativo prima che quest’ultimo abbia fatto il suo corso riparativo naturalle e prima che la materia patologica sia eliminata.

Le 5 fasi dell’infiammazione, secondo il Dr. Lindlahr, sono:

■ Incubazione – Durante questa fase tossine, materia morbosa e altri eccitanti infiammativi si concentrano in una determinata parte o un organo del corpo. Quando si accumulano in una quantitá tale da interferire con la normale funzione dell’organismo o da mettere in pericolo la salute e la vita, forze vitali si mettono in moto e reagiscono d’emergenza attraverso il processo d’infiammazione.

■ Aggravamento – Durante il periodo di aggravamento i fagociti inghiottiscono le tossine nel corpo. Questa fase è accompagnata da un corrispondente aumento di temperatura, febbre e infiammazione, finché raggiunge il suo climax, marcato dalla maggiore intensitá dei sintomi febbrili e di dolore.

■ Distruzione – Disintegrazione di tessuti dovuta all’accumulo di essudati a causa della formazione di pus; sviluppo di ascessi, foruncoli, fistole, irritazione, piaghe e altri sintomi febbrili e d’infiammazione.

■ Riduzione – Assorbimento ed eliminazione di essudati, pus ecc. accompagnato dall’abbassamento di temperatura, battito cardiaco e altri sintomi d’infiammazione.

■ Risoluzione o ricostruzione – Quando il periodo di riduzione ha fatto il suo corso completo e le aree affette sono ripulite delle accumulazioni e ostruzioni morbose, la quinta fase è di ricostruzione e riparazione dei tessuti lesi e degli organi danneggiati. Ritorno alla norma.

È estremamente importante non interferire con alcuna fase sopraindicata. La miglior azione è mettersi a riposo cosicché tutta l’energia vitale possa essere reindirizzata al processo di guarigione. Lindlahr spiega cosa potrebbe succedere se ciascuna di queste fasi fosse soppressa.

Soppressione durante le prime due fasi d’infiammazione – Lindlahr spiega che questa pratica involve sempre il pericolo che le tossine non eliminate sovraccarichino organi e parti vitali, predisponendo la fondazione di malattie croniche distruttive.
Soppressione durante la terza fase d’infiammazione – Se s’interferisce con il processo durante questa fase, c’è la possibilitá che l’area affetta rimanga danneggiata in modo duraturo e questo lasci gli organi permanentemente invalidati.
Soppressione durante la quarta e quinta fase d’infiammazione – Se si blocca o s’interferisce con questi processi di eliminazione prima che vengano portati a termine, le parti affette e gli organi non hanno la possibilitá di ricostruirsi perfettamente. Potrebbero rimanere anormali, paralizzati e la loro funzione invalidata, anche seriamente.
Spesso si ritiene l’infiammazione come una “malattia” da venir soppressa, ma in realtá è il processo di guarigione, essa è la “cura”, attraverso cui la natura si sforza a ristabilire la salute! Lasciatemelo ripetere perché questo concetto é troppo importante: L’INFIAMMAZIONE É LA CURA!

La maggior parte dei pazienti potrebbe guarire perfettamente e naturalmente senza l’uso di medicinali. Ad esempio, pazienti con problemi reumatici e di osteoporosi beneficiano grandemente di cambiamenti alimentari; problemi e lesioni alla schiena possono essere trattate efficacemente attraverso terapie manipolative non chimiche come aggiustamenti chiropratici e fisioterapia. La maggior parte dei pazienti, al primo dolore, pretende un effetto immediato, solo cosí si convince che la terapia é efficace, e generalmente gli viene prescritto un antidolorifico – soluzione pratica e decisamente allettante per ambo le parti (medico-paziente).

I medicinali potranno pure offrire rilievo dal dolore, ma raramente promuovono la guarigione e la salute dell’organismo. Al contrario, tutti offrono una serie di effetti collaterali. In uno studio pubblicato dal Journal of Rheumatology, é stato argomentato che il 2,7% dei pazienti* che fanno uso di medicine antiinfiammatorie non-steroidali (come l’ibuprofene) sviluppa serie complicazioni del tratto gastrointestinale superiore. Un altro studio pubblicato nel Journal of the American Medical Association suggerisce che 2,2 milioni di pazienti* ospedalizzati annualmente ripercuotono reazioni avverse serie ai medicinali a loro somministrati. Douglas Lisle, Ph.D. e Alan Goldhamer, D.C., suggeriscono che 106,000 di queste reazioni siano state fatali. Se questo fosse vero, gli effetti collaterali da farmaco sarebbero la sesta causa di morte prematura in America! (The Pleasure Trap, Mastering the Hidden Force that Undermines Health & Happiness, Douglas Lisle, Ph.D., Alan Goldhamer, D.C., 2006)

La scena italiana è un po’ confusa. Secondo l’enciclopedia Treccani cit. “In Italia, da anni le segnalazioni di ADR (Adverse Drug Reaction) sono più basse rispetto a quelle rilevate in altri Paesi. Dal 2001 al 2005 le segnalazioni annue hanno oscillato tra 6000 e 7000, con differenze importanti da regione a regione e con un tasso largamente al di sotto dell’obiettivo ottimale di 30 per 100.000 abitanti raccomandato dall’OMS. Almeno in teoria, il numero ridotto di segnalazioni può essere spiegato con differenze genetiche che rendono gli italiani più resistenti ai danni da farmaci, per es. per un assetto particolare di un pool di enzimi che metabolizzano i farmaci, ma è un’ipotesi che riscuote poca fortuna tra gli studiosi. È più facile che i medici italiani facciano semplicemente meno segnalazioni di ADR, magari solo perché non tendono ad attribuire a un farmaco la responsabilità del problema che assilla il malato.” (http://www.treccani.it/enciclopedia/danno-da-farmaci_%28XXI_Secolo%29/)

Mio parere – È possibile che tra tutti gli esseri umani della terra, noi italiani abbiamo la fortuna di possedere una pool di enzimi cosí specifica che ci permette di metabolizzare efficacemente droghe sintetiche dell’ultimo millennio? La teoria che a noi italiani sarebbe concessa la grazia divina dell’uso di medicinali è, a mio parere, pretenziosa. Chiaramente è difficile riconoscere un sintomo e verificare esattamente che questo derivi dal farmaco, ancor meno se dei farmaci si fa un mix. Non solo dobbiamo renderci conto che il nostro sintomo derivi dal medicinale, ma lo dobbiamo riportare al medico di base, sará poi egli ad informare la Rete Nazionale di Farmacovigilanza, non noi direttamente.

E ancora, un caso interessante – mia nonna: da quando sono piccola, la vedo ogni giorno prendere 7-10-14 pillole…al giorno! E negli anni non migliora, anzi. Sempre piú interventi, sempre piú medicine, sempre piú visite mediche sono previste. E da poco, anche un tumore della pelle. Potrá pur essere che quest’ultimo sia il risultato di 10-20-30 (E chi li conta piú?) anni di consumo (abuso?) di medicinali per malattie di cui si conosce solo l’etichetta? Secondo l’Igienismo tutte le malattie hanno la stessa origine: tossiemia e tossicosi (vedi anche l’articolo Tossiemia e tossicosi: precursori di tutte le malattie) e la malattia si sviluppa attraverso sette fasi: enervazione, tossicosi, irritazione, infiammazione, ulcerazione, indurimento, cancro. O sará colpa di una disfunzione di corpo “invecchiato”? A voi il parere.

La maggior parte delle malattie odierne derivano dall’eccesso. Ad ogni disturbo crediamo di dover aggiungere qualcosa, quando è la sovrabbondanza (di cibo, di tossine, di stimolanti, di droghe ecc.) che ha causato il problema. La soluzione è davvero semplice, forse anche troppo semplice: togliere, sottrarre, ma il desiderio di “fare qualcosa”, invece di smettere di fare qualcosa, pare essere la propensione umana.

Colgo l’occasione per ribadire che non abbiamo una malattia qui o lí. La malattia è il sintomo di un malessere generale, lo sfogo ponderato di un organismo esperto: il corpo umano. Febbre, diarrea, vomito, infiammazione sono solitamente i nostri alleati, la risposta intelligente del nostro organismo, ai quali deve essere lasciato il tempo di fare corso – naturalmente, senza l’impedimento dei medicinali. Digiuno o semi-digiuno e tanto riposo fisico, mentale, sessuale ed emozionale sono in generale richiesti dallo stesso corpo.

La veritá è che la maggior parte dei disturbi che minacciano la nostra salute e quella dei nostri cari è prevenibile, ma non efficacemente curabile (secondo i metodi convenzionali). Se decidiamo di prendere azioni preventive, elimineremo le cause delle infermitá ancora prima che danneggino irreversibilmente il nostro organismo.

Noi e i nostri cari dobbiamo prendere coscienza e consapevolezza che la nostra salute è in primo luogo nelle nostre mani. La salute è la conseguenza naturale e spontanea di una vita salutare. Abbiamo la possibilitá di agire. Ora. Abbiamo la possibiliá di scelta, per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Abbiamo il diritto ad una vita lunga, una vita gioiosa e serena, libera dalle malattie. Ci vuole coraggio per cambiare e non è semplice. Puó sembrare impossibile e istintivamente non allettante, certo alle volte dobbiamo rinunciare al piacere immediato, e metterci tutta la forza, spendere energia, ma solo per una grandissimo guadagno futuro, il valore piú importante della vita: la salute. Senza questa, nulla e proprio nulla ha piú senso.

fonte : http://ildragoparlante.com/2014/08/26/cosa-non-fare-in-caso-di-infiammazione/

Sostieni le nostre ricerche indipendenti:

Dona Ora
stampa la pagina

martedì 9 settembre 2014

Artemisia, ecco la verità sull' "erba magica" contro il tumore



Per il direttore scientifico dell'Istituto dei Tumori di Milano, Marco Pierotti, potrebbe essere "una goccia di speranza". Ma ci vorranno ancora molti anni

Artemisia, ecco la verità sull' "erba magica" contro il tumore
Nella foto l'artemisia annua, considerata un'erba "magica" contro alcuni tipi di tumore
Credits: Getty  Images

di Eleonora Lorusso
Sarebbe in grado di distruggere il 98% delle cellule tumorali in pochissime ore, solo 16. Si chiama Artemisia Annua ed è stata rinominata "erba magica" proprio per questo suo presunto "potere". A sostenere l'efficacia delle cure a base di questa erba di origine cinese sono soprattutto alcuni medici dell'Università della California che, come riporta la rivista Spirit Science and Metaphysic , hanno condotto studi che "mostrano che l'artemisina ferma il fattore di trascrizione 'E2F1' e interviene nelladistruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro".
Per il dottor Len Saputo si tratta addirittura di una cancer smart bomb, una bomba intelligente contro il cancro: l'artemisia, infatti, si sarebbe rivelata efficace nella distruzione del 75% delle cellule tumorali resistenti alle radiazioni, nel cancro al seno, ovvero dove un'elevata propensione ad accumulo di ferro, in sole 8 ore, balzate fino al 100% dopo soltanto 24 ore.
Ma questa "erba magica" è davvero così efficace?
"Si tratta di studi interessanti e che hanno un fondamento" spiega a Panorama.it  Marco Pierotti, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano . "Anche se a prima vista si potrebbe pensare ad una di quelle notizie da lasciar perdere, esistono studi in proposito fin dal 2001, mentre quello più recente risale al 2011, quando sono stati condotti esperimenti in vitro".
Come funziona l'Artemisia Annua?
Questa erba era usata nella medicina cinese, poi venne dimenticata per un lungo periodo, fino a quando negli anni '70 si ritrovarono manoscritti che ne indicavano l'uso come antimalarico. Diciamo che può dare degli effetti positivi là dove c'è un'alta concentrazione di ferro, situazione che si verifica in alcuni tipi di tumore (non tutti, però), per garantire la rapida riproduzione delle cellule tumorali, sulle quali questa erba risulta "tossica". Insomma, non si tratta di una sorta veleno di scorpione...
Insomma, non è proprio una "bufala", ma cosa dicono gli studi in proposito?
L'ultimo lavoro, come accennato, risale al 2011 quando una company, che detiene un "mezzo brevetto", ha creato in laboratorio una molecola sintetica che riproduce gli effetti dell'erba. Al momento dunque esistono dati sperimentali in vitro, ma perché si possa davvero usare il principio alla base dell'azione dell'Artemisia Annua ci vorranno ancora diversi passaggi, dalle procedure su animali fino alle sperimentazioni cliniche. Insomma, occorrono ancora anni.
Cosa bisogna pensare allora della notizia dell'efficacia di questa erba?
L'atteggiamento corretto è partire dal presupposto che il cancro è una malattia complicata, dovuta alla complessità del nostro organismo e al fatto che la vita media si è allungata. Dunque non bisogna assumere un atteggiamento di chiusura verso eventuali cure non convenzionali, purché queste siano razionali e rispettino la metodologia della comunità scientifica. Il caso Stamina, ad esempio, dimostra che forse i 3 milioni di euro destinati alla sperimentazione sono stati tolti ad un'altra cura con la quale si potevano salvare delle vite.
Dunque non resta che aspettare?
Esatto, non resta che aspettare, perché la cura con l'erba Artemisia non è al momento una cura disponibile: possiamo considerarlo come un farmaco in via di sviluppo, una goccia di speranza, dal momento che ogni giorno in Italia si diagnosticano mille casi di cancro.

Sostieni le nostre ricerche indipendenti:

Dona Ora
stampa la pagina

Artemisia:Questa erba brucia il 98% del tumore in sole 16 ore! Ma nessuno ne parla!


Artemisia Annua
I media ovviamente non potevano fare altro che NASCONDERE CON FORZA questa scoperta. Dovete sapere, infatti, che esiste un’erba il cui principio attivo, combinato con il ferro, è in grado di uccidere il tumore in sole 16 ore! Il suo nome è  “Artemisia annua”.
Ovviamente questa erba è boicottata dalle lobby perchè non costa nulla e la soluzione al problema cancro è molto rapid. Le case farmaceutiche puntano a soluzioni molto più durature e dispendiose per trarre profitto dalla salute dei pazienti, ma noi speriamo che ci aiutate a condividere questa notizia e farla giungere a chi davvero ne ha bisogno.
Come già sappiamo, il cancro è la malattia più letale esistente. Questa erba, l’ Artemisia annua, è una di quelle cure che può uccidere fino al 98% le cellule tumorali in appena 16 ore.
Vale a dire, secondo le ricerche pubblicate in “Life Science”, l’artemisinina, derivata dall’ Artemisia annua, è stata utilizzata nella medicina cinese e può uccidere il 98% di cellule del cancro del polmone in meno di 16 ore.
In realtà però l’erba in questione da sola sconfigge il 28% delle cellule cancerogene; è la sua combinazione con il ferro che porta alla totale distruzione del tumore: artemisinina + ferro =guarigione…
In passato l’artemisinina è stata utilizzata come un potente rimedio antimalarico ma ora è dimostrato che questa cura è efficace anche nella lotta contro il cancro. Questo perché quando si aggiunge del ferro alle cellule tumorali infettate, attacca selettivamente le cellule “cattive”, e lascia quelle “buone” intatte.
Gli scienziati che seguono le ricerche, condotte presso l’Università della California, hanno dichiarato: “In generale i nostri risultati mostrano che l’artemisinina ferma il fattore di trascrizione ‘E2F1′ e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro”.
Utilizzando una varietà resistente alle radiazioni delle cellule del cancro al seno (che aveva anche una elevata propensione per l’accumulo di ferro) l’artemisinina si è dimostrata avere un tasso di uccisione del cancro del 75% dopo appena 8 ore, e uno del quasi 100% dopo appena 24 ore.

Sostieni le nostre ricerche indipendenti:

Dona Ora
stampa la pagina

domenica 7 settembre 2014

Gli scompaiono 70 Tumori in 2 Settimane, ecco Cosa ha Fatto


I medici non riuscivano a crederci quando lo hanno visitato due settimane dopo
Il Signor Ian Brooks   Un malato di cancro ha sbalordito i medici dopo essersi sottoposto ad un trattamento pionieristico: più di 70 tumori potenzialmente fatali gli sono scomparsi in appena due settimane. Ian Brooks, 47 anni, stava combattendo una rara forma del linfoma non-Hodgkin, un cancro che colpisce il sistema immunitario. Dopo diverse opzioni di trattamento fallito, aveva poche settimane di vita. Quindi, in ultima istanza, al signor Brooks, da Bolton, è stato offerto un nuovo farmaco antitumorale.
 Due settimane più tardi, i medici che lo hanno in cura presso l’ospedale Christie di Manchester sono rimasti stupiti quando hanno confrontato le scansioni del corpo dell’uomo e hanno scoperto che erano chiare dove prima c’erano i tumori. Il signor Brooks, un meccanico, è stata la prima persona al di fuori fuori degli Stati Uniti a provare il farmaco chiamato Brentiximab Vedotin. Il farmaco è ciò che è noto come un tipo di anticorpo monoclonale, ricerca le proteine specifiche sulla parte esterna delle cellule tumorali e poi le distrugge dall’interno. Si è rivelato essere un tale successo che ora è disponibile per i pazienti del Servizio Sanitario Nazionale Britannico (National Health Service, NHS) attraverso il Fondo farmaci contro il cancro.
Brooks ha detto: ‘Io non sarei qui oggi se non fosse stato per il lavoro innovativo che si svolge presso l’ospedaleMi sento incredibilmente privilegiato e apprezzo in prima persona la differenza che questo può fare per la vita delle persone. Il mio specialista che mi segue in ospedale era così eccitato quando ha visto i risultati che lui è venuto e ha voluto mostrarmeli subito. Avevo circa 70 tumori nel mio corpo e se ne sono andati - è stata una sensazione incredibile’.
Scansioni del corpo del signor Brook prima e dopo il trattamento. La sinistra lo mostra crivellato da 60-70 tumori da linfoma non-Hodgkin. La scansione di destra è di due settimane dopo essere diventato la prima persona al di fuori degli Stati Uniti ad avere preso un farmaco sperimentale contro il cancro. Le macchie nere sono i suoi reni e la vescica
Ci sono circa 1.500 i casi di linfoma non-Hodgkin in Gran Bretagna ogni anno, ma il signor Brooks era affetto da una forma ancora più rara della malattia chiamata linfoma a grandi cellule anaplastico. Gli era stato diagnosticato nel 2001 e inizialmente aveva risposto bene al trattamento, ma aveva avuto conseguenze devastanti quando il cancro era tornato nel 2008. Aveva poi subito un trapianto di cellule staminali, ma il cancro era tornato e si era diffuso in tutto il corpo, lasciandogli solo poche settimane di vita. La sua malattia era così grave che a questo punto che non aveva opzioni da scegliere, e si è offerto per prendere parte alla sperimentazione del farmaco.
La scansione prima che il signor Brooks si sottoponesse alla cura sperimentale
I medici avevano notato che Brooks mostrava notevoli segni di miglioramento dopo appena 24 ore dall’assunzione del farmaco, che distrugge le potenziali cellule tumorali dal di dentro. L’uomo ha detto: ‘Non potrò mai ringraziare abbastanza il NHS e l’ospedale per quello che hanno fatto per me. Sono stati tutti meravigliosi. Spero che la mia partecipazione a questo studio potrà aiutare altre persone nella mia posizione‘.
Dopo sole due settimane i suoi tumori sono scomparsi
Il Dr. Adam Gibb, che lavora presso il Christie, ha rivelato di essere rimasto molto stupito dai progressi che il signor Brooks ha fatto da quando ha assunto i farmaci salvavitaHa commentato: ‘Il farmaco può essere somministrato rapidamente e ha pochissimi effetti collaterali. Questa è probabilmente la più impressionante serie di scansioni che abbia mai visto. La sua malattia è in remissione ora e siamo sempre più convinti che lui ce la farà. Brooks ha detto: ‘Mi sento come se avessi qualcuno che veglia su di me perché dopo tutti i trattamenti e i tumori che ho avuto, sono ancora qui. Ero arrivato al punto in cui ho pensato che non c’era altro da fare. Quando mi è stato offerto di partecipare alla sperimentazione del farmaco, ero incredibilmente nervoso. Sapevo che non era mai stato somministrato al di fuori degli Stati Uniti. Ma in tutta onestà, è stata una cosa folle perché non era una questione di vita o di morte per me. Sapevo che se non avessi tentato sarei probabilmente morto una settimana o due più tardi.
Ian Brooks dice che non potrà mai ringraziare abbastanza il servizio sanitario britannico e l'ospedale che gli hanno dato l'opportunità di sperimentare sulla sua pelle il farmaco salvavita
Ma non sono state tutte rose e fiori, Brooks ha aggiunto che la brutalità dei farmaci ha avuto un impatto ancora più grave sul suo corpo rispetto alla chemioterapia – ma il tempo di reazione è stato notevolmente veloce. ‘E’ tutto un po’ sfocato nella mia mente, ma mi ricordo che mi sono stati dati i farmaci, che sono come una forma di chemioterapia, e ho trascorso la settimana seguente in ospedale. I medici hanno detto ho assunto un aspetto assolutamente orrendo nei giorni seguenti e stavo molto male. Ma quando hanno finito di farmi ulteriori test, si sono resi conto che era perché il mio corpo stava buttando fuori tutte le cellule tumorali morte, quindi, il fatto che stessi così male, era in realtà una cosa veramente positiva. Ho avuto due bozzi delle dimensioni di un uovo sulla testa per molto tempo. Poi una mattina la mia compagna Rose ha notato che erano spariti, non riuscivo a crederci. Il recupero è stato fisicamente stremante, ma è stato incredibile pensare che fosse un tale successo e sono massicciamente grato a tutti coloro che mi hanno aiutato‘.
Potrebbe interessarti anche: A 16 anni scappa di casa per non sottoporsi alla chemio, torna ed è guarito. Se poi volete scoprire come riconoscere i sintomi più diffusi del cancro, cliccate sull’immagine sottostante

Sostieni le nostre ricerche indipendenti:

Dona Ora
stampa la pagina

Secondo un nuovo studio le epidemie di infezioni batteriche nella storia dell’umanità potrebbero essere il risultato di cambiamenti ambientali


Scritto da Leonardo Debbia il 12.08.2014
Studiando le modificazioni genetiche di un batterio patogeno vecchio di 450 anni, alcuni ricercatori britannici hanno sostenuto l’ipotesi che le epidemie di infezioni batteriche nella storia dell’umanità possano essere il risultato di cambiamenti ambientali casuali, piuttosto che di mutazioni genetiche.
In uno studio pubblicato sui Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), un gruppo di ricercatori dell’Università di Warwick, nel Regno Unito, ha analizzato 149 genomi di Salmonella enterica del ceppo Paratyphi A, una delle principali cause di febbri intestinali, che ancor oggi provoca nel mondo 27 milioni di casi all’anno, con circa 200mila morti.
Salmonella
L’autore principale, Zhemin Zhou, della Warwick Medical School, laureatosi in Biotecnologie all’Università cinese di Nankai, afferma: “Molti scienziati ritengono che quando scoppiano delle epidemie queste siano provocate da un aumento della virulenza o dell’adattamento del batterio patogeno all’ospite, eventualmente associati all’acquisizione o alla mutazione di qualche gene. Per vedere quanto questo corrispondesse alla realtà, abbiamo voluto esaminare i cambiamenti genetici di un batterio, risalendo indietro nel tempo”.
Il team ha così ricostruito la genealogia, la storia evolutiva e la trasmissione globale della Salmonella enterica del ceppo Paratyphi A, trovando che il batterio patogeno aveva avuto origine 450 anni fa, ma che non aveva subìto drastiche mutazioni nel corso dei secoli.
“Abbiamo scoperto che questo agente patogeno è formato da sette linee genetiche diverse che si sono diffuse solo a partire dalla metà dell’Ottocento”, dichiara Zhou.
Ripercorrendo la storia di questo batterio, è stato possibile identificare mutazioni genetiche che ne hanno migliorato la resistenza ai farmaci o l’efficienza metabolica. Queste caratteristiche si sono mantenute però per brevi periodi, presto rimosse da spinte evolutive.
“Noi interpretiamo la storia del Paratyphi A come un riflesso della deriva genetica piuttosto che una progressiva evoluzione”, afferma Mark Achtman, microbiologo a Warwick e co-autore della ricerca. “Questo suggerisce che molte epidemie di malattie batteriche nella storia dell’umanità sarebbero da imputarsi a cause ambientali probabilmente casuali. Questi probabili fattori potrebbero essere individuati, ad esempio, nella diffusione geografica oppure nella trasmissione ad ospiti inconsapevoli e non già all’evoluzione di organismi particolarmente virulenti”. Fonte http://gaianews.it

Sostieni le nostre ricerche indipendenti:

Dona Ora
stampa la pagina