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Vaccini: dentro le fiale schifezze più immonde, ma manca principio attivo Rosolia. Problema di salute pubblica, annunciati esposti ai NAS

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Vaccini: dentro le fiale schifezze più immonde, ma manca principio attivo Rosolia. Problema di salute pubblica, annunciati esposti ai NAS

Un vero e proprio terremoto sulla questione vaccini, al momento solo mediatico, a seguito della pubblicazione dei dati di uno studio scientifico da parte del Corvelva, associazione di genitori che ha avviato delle analisi indipendenti e non viziate da altri interessi se non la volontà di sapere cosa c’è dentro le fialette che vengono somministrate ai bambini di tutto il mondo.



Dai diserbanti ai pesticidi

Secondo le anticipazioni dello studio commissionato dal Corvelva, dentro le fialette del Piorix Tetra, quadrivalente contro morbillo, rosolia, parotite e varicella, troviamo  tracce che probabilmente si possono associare all’antiepilettico Vigabatrin, ad un farmaco sperimentale anti-HIV, ad antibiotici, diserbanti, erbicidi, acaricidi, metaboliti della morfina, al Sildenafil (Viagra), all’antiepilettico Gabapentin e l’antimalarico Atovaquone. Questi solo per citarne alcune.
Le sostanze elencate sopra non sono che la punta dell’iceberg di quello che viene iniettato ai bambini, Infatti, sempre all’interno di queste fialette sono stati trovati campioni di virus mutanti per ciascun virus attenuato. Attenzione, perché le varianti genetiche degli antigeni vaccinali potrebbero alterare significativamente sia la sicurezza del vaccino, che la sua efficacia. Che tradotto significa: sottopongo mio figlio ad un rischio non indifferente somministrandogli sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene, per non aver alcun risultato nella protezione contro le malattie per le quali lo sto vaccinando.

DNA fetale in grossi quantitativi

E qui entriamo nell’ultima fase divulgata dell’analisi degli studi che hanno confermato la presenza di DNA fetale in grossi quantitativi, circa 325 volte superiore al limite massimo di 10 nanogrammi e ben 325mila volte superiore al limite minimo di 10 picogrammi.
A ciò si aggiunge che le dimensioni del DNA contenuto nel citato vaccino ha un peso molecolare di 20.000/60.000 bp. “Questo significa – scrive il Corvelva – sostanzialmente che non vi sono all’interno di questo farmaco frammenti di DNA, ma interi filamenti, con presenza dunque di genoma intero.”

Non c’è presenza del genoma del virus della Rosolia

Qui ci troviamo, se i dati saranno confermati, nel paradosso più estremo. Per evitare qualsiasi possibile fraintendimento, riportiamo le esatte parole del comunicato Corvelva sulla questione: “all’interno del vaccino Priorix Tetra non è stata rilevata la presenza del virus della rosolia, tranne in un lotto, ma il quantitativo era così minimo da rendere dubbio che dia immunizzazione.” Insomma, vaccino mio figlio contro la rosolia, ma in realtà non sarà immunizzato perché all’interno della fialetta non c’è traccia del virus specifico. Inoltre, la difficoltà nel rintracciare il virus della rosolia, ha costretto gli scienziati ad utilizzare una metodica ad alta sensibilità che ha portato all’isolamento di decine di virus e retrovirus, “taluni – scrivono dal Corvelva – potenzialmente cancerogeni, funghi lieviti e batteri”.

La risposta dell’AIFAM

L’AIFAM, ricordiamo, è l’agenzia italiana del farmaco che ha il compito, tra gli altri, di vigilare sulla sicurezza dei vaccini. Pertanto si è sentita chiamata in causa da queste ricerche. Ieri ha risposto ad un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Tempo” che aveva dato spazio alle ricerche del Corvelva. L’Agenzia ha risposto che “prima della distribuzione sul mercato, ogni singolo lotto è sottoposto a un ulteriore doppio controllo effettuato, in modo indipendente, sia dall’azienda produttrice che da una rete internazionale di laboratori accreditati, a loro volta controllati da altri enti (in Italia l’Istituto Superiore di Sanità). Solo i lotti che superano positivamente tali controlli possono essere commercializzati.”
Inoltre, ha scritto l’AIFA, “i metodi di analisi utilizzati per verificare la qualità dei vaccini e la presenza di eventuali contaminanti devono essere certificati e conformi alle procedure e ai requisiti condivisi a livello europeo e internazionale sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili.”

La replica della d.ssa Loretta Bolgan

Si tratta di una dottoressa in chimica  e tecnologie farmaceutiche, con un dottorato alla Harward medical Scholl di Boston che è stata, tra le altre cose, consulente scientifica sulle vaccinazioni militari per per la Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano
impiegato in missioni militari all’estero. La dottoressa collabora con il Corvelva da quasi 15 anni.

La dottoressa ha risposto all’AIFA, sottolineando che le analisi commissionate dal Corvelva non hanno lo scopo di effettuare un controllo per il rilascio di un lotto di vaccini e “non ha chiesto di utilizzare metodiche validate per le analisi dei lotti, come invece devono fare i produttori, i laboratori accreditati e l’ISS (Istituto Superiore Sanita ndr.).”
“Quella che si sta conducendo – scrive – è una semplice indagine che si fa nella fase iniziale dello sviluppo di un vaccino, cioè di screening. AIFA non puó richiedere metodi accreditati per il rilascio del lotto, perchè sarebbero necessari anni per validarli, e fuori del nostro proposito che non è quello di diventare un ente certificatore del rilascio dei lotti, tanto più che non vengono utilizzate le metodiche previste in farmacopea europea per le analisi dei vaccini, ma metodiche di ultima generazione, non ancora acquisite in farmacopea per questo scopo.”
Per quanto riguarda le affermazioni sull’impossibilità di prendere in considerazione tali risultati perché non “validati” dalla comunità scientifica”, la dottoressa così risponde. “Ritengo del tutto evasiva ai nostri quesiti la gravissima affermazione di non prendere in considerazione i risultati presentati perchè non revisionati dalla comunità scientifica… i metodi sono già riportati nella letteratura allegata ai report, e comunque qui stiamo parlando di non conformità che esulano dalla valutazione come ricerca scientifica perchè hanno un impatto sulla salute pubblica. Spesso vengono ritirati medicinali dal mercato perchè non conformi e non mi risulta che sia richiesta alcuna pubblicazione, si ritirano i campioni e si analizzano”
“Direi – conclude – che qui la questione prima che scientifica è di sicurezza per la salute, e se da un lato le pubblicazioni sono in corso e seguiranno l’iter ortodosso per le peer review, dall’altro non è eticamente corretto aspettare la pubblicazione con peer review quando c’è anche il solo sospetto che un farmaco di largo utilizzo, somministrato su popolazione pediatrica sana e anche malata alla nascita, possa arrecare un danno per la salute.”

Come saranno utilizzati i dati raccolti dal Corvelva?

A darcene un’idea l’autore dell’articolo pubblicato sul quotidiano “Il Tempo”, Francesco Bechis, che inserendo una nota in calce alla missiva dell’AIFA pubblicata in risposta alla ricerca del Corvelva, anticipa che l’Ordine dei biologi, che ha partecipato finanziariamente allo studio, ha annunciato esposti anche alla magistratura e ai Nas.

Interesse per lo studio arriva dagli Stati Uniti

Nel frattempo, lo staff di Robert Kennedy ha chiesto all’associazione Corvelva di diventare “affiliate publisher and coalition partner” del sito dell’associazione “Children’s Health Defense”. Come noto, Robert Kennedy è in prima linea per garantire vaccini puliti ai bambini. Tra le vittorie di quest’ultimo, la confessione dell’assenza di controlli da parte delle autorità statunitense preposte sui vaccini da 32 anni.
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