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lunedì 10 giugno 2019

Un sindaco eroe contro le scie chimiche della geoingegneria: "Speriamo che in Parlamento qualcuno si svegli"



Un sindaco eroe lotta contro le scie chimiche della geoingegneria clandestina criminale.

Ogni tanto nel mondo si riesce a trovare una persona pulita e coraggiosa, una persona che ha capito che il benessere della popolazione italiana va tutelato fino in fondo e questa persona la troviamo Nicola Sassu, sindaco di Sennori un comune della provincia di Sassari.

Pensate a quanto sarebbe bello se ogni comune d'Italia avesse un sindaco combattivo e coraggioso come questo. Finalmente potremmo dire addio alle operazioni criminali che vediamo tutti i giorni sopra le nostre teste. La vita si allungherebbe, ci sarebbero meno malati di cancro, di Alzheimer di SLA, di autismo, di malattie autoimmuni, di infarti da miocardio e tutte quelle malattie che fanno arricchire le maledette case farmaceutiche. Sarebbe un bellissimo sogno. 

Se questo sogno vi piace, condividetelo e iniziate a cercare di realizzarlo informando più persone possibili, parlatene ad amici politici, e fate che tutto arrivi nelle sedi opportune. 

Insieme si può, insieme si deve, per noi, e per tutte le generazioni future! 

Che Dio ci assista in questa opera. 

Una notizia che ti stupirà: 

Per notizie approfondimenti più specifici non dimenticare di consultare il sito 

=== Tanker Enemy ====




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lunedì 14 gennaio 2019

Intervento sul clima tramite la geoingegneria: è una strategia rischiosa che causerà solo problemi più grandi, dicono gli scienziati.

Cambiamenti climatici in atto.


Intervento sul clima tramite la geoingegneria: è una strategia rischiosa che causerà solo problemi più grandi, dicono gli scienziati

tradotto da: www.naturalnews.com

Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution ha messo in guardia sul fatto che una tecnica chiamata geoingegneria del clima è stata concettualizzata per contrastare gli effetti del riscaldamento globale, può fare più male che bene. 


Un team di ricercatori della  Rutgers University nel New Jersey ha spiegato che la geoingegneria del clima prevede di irrorare una nube di acido solforico nell'atmosfera superiore nella speranza di raffreddare la temperatura globale.


Come parte della ricerca, gli scienziati hanno teorizzato uno scenario in cui gli aeroplani spruzzerebbero cinque milioni di tonnellate di biossido di zolfo una volta all'anno nell'atmosfera superiore dell'Equatore dal 2020 al 2070. Gli scienziati hanno notato che l'importo era l'equivalente annuale di circa un quarto di l'anidride solforosa prodotta durante l' eruzione del 1991 del Monte Pinatubo nelle Filippine . 

Gli esperti hanno dedotto che l'attività avrebbe prodotto una distribuzione uniforme della nube di acido solforico tra gli emisferi settentrionali e meridionali.
Gli scienziati hanno anche stimato che l'attività potrebbe raffreddare la temperatura del pianeta di circa un grado Celsius, che era abbastanza simile ai livelli di riscaldamento globale dall'inizio della rivoluzione industriale a metà del 1800. 

Tuttavia, il team di ricerca ha avvertito che improvvisamente l'interruzione della tecnica di geoingegneria del clima potrebbe portare a un riscaldamento globale rapido che sarebbe 10 volte più veloce rispetto a quando la tecnica non fosse affatto impiegata.

"Il rapido riscaldamento dopo l'interruzione della geoingegneria sarebbe un'enorme minaccia per l'ambiente naturale e la biodiversità. Se la geoingegneria si fermasse improvvisamente, sarebbe devastante, quindi dovresti essere sicuro che potrebbe essere fermata gradualmente, ed è facile pensare a scenari che potrebbero impedirlo. Immagina grandi siccità o inondazioni in tutto il mondo che potrebbero essere imputate alla geoingegneria, e chiediti che si fermi ", ha detto il professor Alan Robock, coautore dello studio, a Science Daily online .

Gli esperti hanno anche ammonito che, mentre i parchi nazionali, le foreste e i rifugi per la fauna selvatica possono servire da santuario degli animali, il rapido aumento delle temperature globali potrebbe costringerli a spostarsi in luoghi diversi per far fronte ai cambiamenti. Tuttavia, gli scienziati hanno concluso che gli animali potrebbero non trovare abbastanza cibo e riserve d'acqua, indipendentemente dalla velocità con cui si muovono. 


Il team di ricerca ha aggiunto che interrompere improvvisamente l'intervento sul clima potrebbe provocare un El Niño devastante, che aumenterebbe le temperature superficiali del mare nell'Oceano Pacifico tropicale e causerebbe una successiva siccità in Amazzonia. I ricercatori hanno evidenziato la necessità di indagare ulteriormente i potenziali effetti della geoingegneria del clima su determinati organismi se avviati e poi improvvisamente fermati.

Più strategie geoingegneristiche difettose a cui prestare attenzione

Un articolo pubblicato sul sito web del Daily Mail includeva anche un elenco di altre tecniche di geoingegneria potenzialmente devastanti. Questi includono:
  • Imboschimento - Gli esperti hanno notato che questa tecnica irriga i deserti, compresi quelli situati in Australia e in Nord Africa, per piantare milioni di alberi che potrebbero assorbire il biossido di carbonio. Tuttavia, gli scienziati hanno avvertito che questo potrebbe solo contribuire al riscaldamento globale in quanto una maggiore vegetazione assorbirebbe la luce solare che i deserti riflettono nello spazio.
  • Upwelling (risalita delle acque profonde) dell'oceano artificiale - Secondo gli scienziati, questa tecnica impiegherebbe  lunghi tubi per pompare acqua fredda e ricca di sostanze nutritive verso l'alto per raffreddare le acque di superficie oceaniche. Gli esperti hanno avvertito che questo metodo potrebbe causare agli oceani di riequilibrare i loro livelli di calore e innescare un rapido cambiamento climatico una volta fermato.
  • Alcalinizzazione dell'oceano - Il processo fornirebbe ampi depositi di calcare nell'oceano per aumentare chimicamente l'assorbimento di anidride carbonica. Tuttavia, i ricercatori hanno dedotto che questo farebbe ben poco per ridurre le temperature globali.
  • Fertilizzazione del ferro oceanico - Questo metodo è simile all'alcalinizzazione, ma userebbe il ferro per sostenere la crescita di organismi fotosintetici in grado di assorbire il biossido di carbonio. Come l'alcalinizzazione, questo processo farebbe anch'esso poco nel ridurre le temperature globali.
  • Gestione della radiazione solare  - Questa tecnica ridurrebbe la quantità di luce solare che il pianeta riceve spruzzando aerosol riflettenti a base di solfato nell'atmosfera. Tuttavia, gli scienziati hanno avvertito che il biossido di carbonio continuerebbe a crescere nell'atmosfera.

Le fonti includono: 




Riproduzione consentita purché l'articolo non sia modificato in nessuna parte, indicando Autore e link attivo al sito.

https://sciechimicheinformazionicorrette.blogspot.com/2019/01/intervento-sul-clima-tramite-la.html

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domenica 9 dicembre 2018

I "gilet gialli" in piazza contro le scie chimiche

I "gilet gialli" in piazza contro le scie chimiche


Oristano. Piazza Roma, come gli Champs E'lysées e a Torre di Mariano II come l'Arco di Trionfo parigino?

Tratto da un articolo di un giornale di Oristano.

Il paragone un pò forzato certo non ha alcun senso se si guarda alle presenze turistiche o all'affollamento di persone,ma dal punto di vista politico la mattina del 5 dicembre c'è stato un remoto punto di contatto tra la capitale francese e quella che fu la capitale del Giudicato d'Arbore.
Sono infatti comparsi a Oristano i primi Gilet Gialli, che traggono appunto ispirazione - almeno per quanto riguarda l'abbigliamento - dal movimento che da un mese sta infiammando la Francia e che negli ultimi tre sabati a messo a ferro e fuoco il viale dei Campi Elisi a Parigi.
A dirla tutta, a Oristano,di gilet giallo ce n'era uno solo,indossato dall'organizzatrice della manifestazione Claudia Caro: un'altra signora indossava un gilet arancione e altri tre manifestanti non portavano alcun segno di riconoscimento. 
Nessuno slogan, nessuno striscione e nessun volantino: solo la loro presenza sotto la torre,sotto lo sguardo vigile,ma per nulla preoccupato delle forze dell'ordine e degli agenti della Digos.
La manifestazione era stata convocata con un evento Facebook, che in poco tempo è diventato virale raccogliendo molti commenti ironici e battute. 
Parole d'ordine dei manifestanti la lotta alle scie chimiche e contro l'obbligo vaccinale.
<< Non è che siamo contro i vaccini, siamo contro l'obbligo di vaccinazione>> spiega Claudia Caro e poi aggiunge, con sicurezza: 

<< D'altra parte medici e chimiche non fanno altro che sperimentare sui nostri corpi,mentre noi non abbiamo bisogno di medicine,basterebbe la natura per curarsi >>; la signora al fianco chiosa:
 << O almeno bisognerebbe recuperare gli antichi rimedi naturali >>.
Oltre che per i numeri, la piccola "manifestazione" oristanese si differenzia dal movimento francese anche per le rivendicazioni,che nel caso dei Gilets Jaunes riguardano sopratutto il carovita:

<< Siamo scesi in piazza per questi due motivi, poi certo,ci si può mettere anche il prezzo del carburante,ognuno ci può mettere quello che vuole,ma noi oggi siamo qui per far sentire la nostra voce contro le scie chimiche e l'obbligo vaccinale >>.

La voce in realtà non si è sentita poi tanto, ma qualche passante si sarà sicuramente chiesto perché indossassero quei giubbini catarifrangenti. 

<< Vediamo come va oggi,ma nei prossimi giorni torneremo sicuramente in piazza >> conclude l'organizzatrice. 

Per il momento però niente barricate in via Dritta, dove, d'altra parte, bastano già i ponteggi a ostacolare il cammino dei passanti. (da.pi)
Comprendiamo quanto sia importante la condivisione in ogni modo e in ogni dove visti gli argomenti trattati, ma preghiamo gli altri blogger che la riproduzione venga attuata senza che l'articolo sia modificato in nessuna parte, indicando l'autore e il link attivo a questo sito visto che l'articolo è stato tradotto dai nostri collaboratori. Grazie per l'attenzione, dallo staff di Vivereinmodonaturale.com che per ragioni di sicurezza preferisce rimanere anonimo.

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venerdì 30 novembre 2018

Scie Chimiche: continua la strategia della normalizzazione


Scie Chimiche: continua la strategia della normalizzazione


di Riccardo Pizzirani
Fonte e articolo: Luogocomune.net

Come probabilmente ricorderete, nell’aprile dell’anno scorso era stata la prestigiosa università di Harvard a proporre la ricetta di spargere in cielo una nube di particelle di ossido di alluminio per bloccare i raggi solari, e raffreddare il pianeta. L’azione ed il metodo si rendevano necessari, dicevano i ricercatori, per combattere l’odioso global warming, e la giustificazione esplicita era che sarebbe impensabile che il capitalismo e l’industrializzazione possano rallentare la loro corsa a produrre co2 e altri tipi d’inquinamento. Quindi, la soluzione: inquiniamo un po’ di più, volontariamente, ma fin di bene!
Quest’anno invece si sono esposti due ricercatori, Wake Smith e Gernot Wagner, che hanno pubblicato uno studio peer-reviewed per studiare le strategie di iniezione di aereosol nella stratosfera, ed il loro costo. La ricerca è stata raccontata al grande pubblico in un articolo dello scorso 23 novembre di CBS News, che ci informa dei principali risultati, sempre con la consueta ricetta: 

Una flotta di 100 aerei che facesse 4000 missioni all’anno nel mondo potrebbe aiutare a salvare il mondo dal cambiamento climatico. E sarebbe relativamente economico”.


Questa volta, quindi, il riferimento a spargere tali sostanze dagli aerei è esplicito fin nella stesura finale, mentre nella proposta di Harvard gli aerei erano presenti nella fase preliminare del progetto, ed erano stati rimossi nel testo finale in favore di fantomatici palloni sonda. Cade quindi la prima delle principali obiezioni dei mistificatori nostrani ed esteri, secondo cui occorrerebbe un impegno troppo vasto ed un numero troppo alto di aerei per portare a termine modificazioni significative tramite le scie chimiche.
Più precisamente l’articolo spiega che: “nel loro piano ipotetico, la flotta inizierebbe con otto aerei nel primo anno e arriverebbe ad appena meno di 100 in 15 anni. Nell’anno uno, ci sarebbero 4.000 missioni, fino ad arrivare a poco più di 60.000 missioni nell’anno quindici.”
Anche questo dato, ovviamente, smonta le obiezioni dei mistificatori: 60.000 missioni all’anno, non sono assolutamente proibitive, quando in una giornata tipica vengono messi in volo 40.000 aerei, e nella giornata record si è arrivati a 200.000 .
L’articolo puntualizza anche i costi: “questo tipo di geoingegneria sarebbe tecnicamente possibile, valutandola da un punto di vista strettamente ingegneristico. Sarebbe inoltre rimarcabilmente economico, con un costo medio tra 2 e 2,5 miliardi di dollari l’anno, per i primi 15 anni”
Quindi scie chimiche di particolato spruzzate da aerei messi in volo appositamente per questi scopi. Come hanno fatto i ricercatori a pubblicare roba del genere, proponendo queste cose nel dettaglio, dicendo che sono fattibili, spiegandole, ma senza raccontarci che le stanno effettivamente già facendo da più di vent’anni? Semplice! Hanno detto che la quota ottimale per fare queste irrorazioni è di 18.000 metri, non certo quella in cui volano gli aerei di oggi, quindi si può fare tutto e a basso prezzo, ma nel futuro! Tutto perfettamente in linea con la decennale strategia di normalizzazione conosciuta come “finestra di Overton”, cioè in parole povere alla nostra capacità di accettare cose altrimenti inaccettabili se i cambiamenti sono lenti, costanti, e dilazionati nel tempo.
E per fare ciò hanno dovuto darci conferme ufficiali, e certificate, sulla fattibilità e sull’esiguo numero di voli, e sull’economicità di queste attività mondiali. E questo resterà agli atti.
Ma c’è anche un tema ancor più spinoso, e anche più importante per noi comuni cittadini, un tema che questo studio reintroduce in maniera indiretta facendo un dietrofront rispetto agli studi di Harvard: quello dei materiali da spruzzare.
Già all’epoca c’è stato raccontato che il materiale che gli scienziati reputano migliore per essere spruzzato in atmosfera è qualcosa che faccia da specchio per i raggi solari e li rimandi verso lo spazio, e per questo scopo non ci sarebbe niente di meglio dei solfati; peccato che i solfati in atmosfera si combinino con l’ossigeno e con l’acqua presenti in sospensione, e generino ricadute di acido solforico, diventando un vero incubo per le pubbliche relazioni nel tentare di convincere la gente che per ridurre il global warming dobbiamo accettare le piogge acide. Ecco perchè nell’ultimo anno delle ricerche di Harvard ai solfati era stato sostituita l’allumina, un particolare ossido d’allumino sottoprodotto della Bauxite usato nell’industria del vetro per aumentare la riflettività delle superfici. Roba che comunque nessuno vorrebbe respirare, particolato PM1 di metalli pesanti, ma comunque roba molto meno scomoda da accettare dell’acido solforico.
Invece gli articolisti della CBS fingono di ignorare questa “piccola” problematica dei solfati, e semplicemente tengono ben distanti la notizia di qual è secondo questa ricerca il miglior materiale da spruzzare, spiegato all’inizio, con la considerazione sul problema dell’acidificazione degli oceani, raccontata invece alla fine: 
Mentre l'anidride carbonica continua ad aumentare, gli oceani stanno diventando sempre più acidi. Secondo il National Oceanic and Atmosferic Administration statunitense (NOAA), l'acidificazione degli oceani può confluire attraverso la catena alimentare oceanica, riducendo la capacità dei gusci e dei coralli che costruiscono le barriere coralline di produrre i loro scheletri. L'iniezione di aerosol nella stratosfera limita semplicemente il sole, non affronta l'accumulo di anidride carbonica sottostante. L'oceano continuerebbe ad acidificare.”
Ecco, figuriamoci spargendo solfati!
Buon appetito!

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