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Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore. Perché ho vaccinato i miei figli e non i miei nipoti

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Fare il medico significa mScreenHunter_138 Jun. 19 20.24aneggiare tutti i giorni qualcosa di estremamente prezioso che appartiene ad altri, la loro salute, avendo come interesse preciso quello di difenderla, o recuperarla, o migliorarla. E quando sbagli, ne devi dare ragione.
Ecco il punto: quando sbagli. Chi decide se sbagli o no? Ovviamente prima di tutti il paziente. Se non guarisce dopo la tua cura, hai sbagliato. Oppure, se stava benissimo e ora sta malissimo dopo che ha preso qualcosa che tu gli hai dato, hai sbagliato.
Un’ osservazione così ovvia e banale, ed accettata dal buon senso comune nel caso di qualsiasi terapia medica, non si capisce perché venga rifiutata quando si tratta di vaccini.
Se dei genitori vengono a dirti che, dopo avere ricevuto un vaccino, un bambino all’improvviso sta male, è diverso da prima, presenta sintomi di vario genere, che senso ha rispondere: “E’ un caso”, “Non c’è relazione tra il problema di suo figlio ed il vaccino” ?
In genere, in tutte le scienze l’errore è salutare: serve a dimostrare che qualcosa non torna nella teoria fino a quel momento considerata vera, e che se ne può formulare un’altra di diversa e più capace di spiegare i fatti che vediamo verificarsi. Tanto questo è vero che il metodo sperimentale, cioè scientifico, viene chiamato con espressione inglese: try and error, ossia “tentativo ed errore”. Naturalmente l’errore è salutare, come dicevo prima, se è seguito da una riesame delle conoscenze che si erano fino a quel momento ritenute vere, e si torna alla carica con una nuova teoria, che rimarrà valida fino a quando qualcuno non scoprirà che contiene un altro errore. E così via.
Ora, la scienza sembra essere un campo dove gli errori non riescono a sfuggire alla legge inflessibile del metodo sperimentale: se l’esperienza pratica non conferma le tue teorie, le tue teorie sono sbagliate. Non si discute. Invece, la storia della scienza è piena di esempi di teorie dimostratesi false alla prova dei fatti ma che sono state abbandonate soltanto dopo una lunghissima resistenza perché rappresentavano le teorie ufficiali di chi occupava posizioni troppo importanti all’interno delle accademie e delle università e dei gruppi di potere in genere perché costoro fossero disposti a riconoscerle false, considerata l’autorevolezza che grazie a queste avevano raggiunto nella società, per non parlare dei vantaggi. …La medicina non fa eccezione. Solo che in questo campo gli errori non sono salutari affatto, perché c’è di mezzo la salute del paziente, e anche quando risultino inevitabili sarebbe bene venissero immediatamente corretti. Il medico non può permettersi di restare attaccato a convinzioni personali perché è stato formato con quelle, o perché ha perso l’abitudine a mettere in discussione anche sé stesso quando qualcosa non gli torna. Il medico deve il più possibile conservare una mente aperta ed uno sguardo attento a cogliere quello che da un indizio trascurabile può diventare, se troppo frequente, un dato statistico consistente, e da lì un possibile errore della teoria che aveva fino ad allora abbracciato.
Ecco perché quando la madre di un mio piccolo paziente, molti anni fa, mi ha chiesto se fossi informato che i vaccini contenevano mercurio, non ho sorriso benevolmente tranquillizzandola, con la superiore sicurezza di chi la medicina la conosce per professione e sente qualcosa di assai poco verosimile da parte di chi non ne è esperto.
L’ho ascoltata invece con attenzione, e ho dichiarato di non averlo mai sentito dire nel corso di tutta la mia formazione medica. Più tardi, ci sono tornato sopra con il pensiero, ci ho riflettuto, spinto in parte da viva curiosità, in parte quasi dal desiderio di smentire un dato che mi sembrava clamoroso non mi fosse mai stato comunicato durante tutti gli anni di studio alla facoltà di medicina e nel corso della pratica medica.
E’ iniziato così il mio viaggio alla ricerca dell’impatto dei vaccini sulla salute dei bambini, del rapporto costi-benefici che si ottiene somministrandoli, della reale capacità dei vaccini di far estinguere le malattie.
Più andavo avanti su questo terreno, e più mi rendevo conto che in un’epoca in cui la medicina ha fatto passi da gigante, non esistevano studi adeguati su un problema così importante come la vaccinazione. O che se esistevano erano invariabilmente finanziati da società ed enti di ricerca che facevano capo a industrie farmaceutiche produttrici di vaccini. Ho cominciato a studiare casi di bambini con danni permanenti da vaccino, quelli che ci viene ripetuto siano casi del tutto accidentali e che si verificherebbero in una percentuale molto bassa, al pari degli effetti collaterali gravi o molto gravi che possono verificarsi dopo avere assunto farmaci anche di uso comune. Con la differenza, che nessuna autorità sanitaria impone obbligatoriamente l’assunzione, per fare un esempio, della tachipirina a tutta la popolazione, e meno che mai la impone se accompagnata da un congruo numero di tossine quali quelle che per anni sono state contenute nei vaccini, e in parte ancora lo sono.
Ho cominciato poi a osservare titoli di giornale come questo, che ricavo dalla pagina economica di un quotidiano a tiratura nazionale: “Novartis aumenta il fatturato L’’Italia cresce grazie ai vaccini” , e a questo punto mi sono fermato con la siringa in mano. L’ho deposta, ed ho preteso di capire esattamente cosa stessi iniettando a un bambino, e perché.
Alcune risposte le ho trovate, e mi sono parse sufficienti per lasciare la siringa dove si trovava e per cominciare a scrivere questo libro.
E’ stato così che ho vaccinato i miei figli. Ma non i miei nipoti. Fonte Eugenio Serravalle.it/vaccinazioni-alla-ricerca-del-rischio-minore-perche-ho-vaccinato-i-miei-figli-e-non-i-miei-nipoti/ 
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