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mercoledì 8 aprile 2020

Dottor Giulio Tarro - Virologo - : La strage? Non è Covid-19

Giulio (Filippo Giacomo) Tarro, nato a Messina il 9-7-38 si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli nel 1962, dove ha studiato con il Prof. F. Magrassi problemi di chemioterapia antivirale.

Sintesi curriculum Italiano


L’Italia è il secondo paese al mondo per decessi da coronavirus, come si spiega? 

«Si spiega in modo molto semplice con quello che ha detto l’Istituto superiore di sanità: soltanto il 2% dei decessi italiani è per il coronavirus, il 98% non lo è». È lapidario Giulio Tarro, virologo di fama mondiale, sull’emergenza nel Paese. E numeri alla mano, cerca di ridimensionare la grande paura. Una scossa di terrore che percorre tutta Italia, da nord a sud. «Inutile andare a cercare chissà che cosa – afferma-, quando abbiamo a che fare con pazienti che muoiono di tutto, tranne che di coronavirus»


Secondo lei siamo, quindi, di fronte ad un allarme esagerato?


Sicuramente sì. Tenga presente che se dovessimo fare il famoso tampone a tutti – oggi sono sopraggiunti anche nuovi test molto più veritieri sulla risposta dell’organismo al virus -, sapremmo che, facendo differenze tra contagiati e ricoverati, la mortalità scenderebbe di molto.


Ma allora come si spiega questa paura paralizzante in tutto il Paese?


Abbiamo un bollettino di guerra. Anziché dire cosa è successo e perché è successo, perché non hanno detto che, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, il nostro Paese ha dimezzato i posti letti per la terapia intensiva, passati da 575 per 100.000 abitanti, a 275 attuali? Questo per una politica che ha sbagliato, a livello sanitario, dal 1997 al 2015. Ci si è messi in queste condizioni, come se venisse un terremoto e uno non sapesse cosa fare, perché non ha usato il cemento armato. E lo stesso vale nel nostro caso.


Insomma si poteva fare molto di più, guardandoci indietro. Può fare un esempio di questa nostra impreparazione alla valanga coronavirus?


Nemmeno quando è scoppiata l’epidemia attuale in Cina abbiamo fatto niente per raddoppiare i posti letto, come hanno fatto i francesi. Non è stato fatto niente. La Cina ha fatto tre ospedali in due settimane, noi stiamo ancora a fare distinzioni se dobbiamo soccorrere prima i giovani o gli anziani, che sono pieni di problemi. Abbiamo delle cose a livello non solo culturale, ma etico, proprio indecenti


Per lei il sistema sanitario della Campania come può reggere all’eventuale picco di contagiati?


Se guardiamo a Milano che è sempre stata il fiore all’occhiello della sanità italiana, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Noi dobbiamo sperare da una parte nell’ambiente, sicuramente l’ambiente è migliore e quindi contrario al virus. E soprattutto alle esperienze precedenti, in cui non abbiamo dato i numeri, nel senso che siamo riusciti a passare il colera, il male oscuro, la salmonellosi, l’inizio dell’Aids, e le varie influenze che si sono alternate, in cui a un certo punto abbiamo fatto più diagnosi degli altri, e quindi per questo avevamo più casi.


Professore, però all’inizio si diceva che il coronavirus era solo un’influenza stagionale, un malanno come altri. Non crede si sia esagerato un po’ anche nel sottovalutare il rischio?


Diciamo pure che l’anno scorso abbiamo avuto un’influenza per sei milioni di italiani, con 10.000 morti. Se l’Istituto superiore di sanità dice che praticamente il 98% dei morti sicuramente non muore per il coronavirus, c’è stato un concentrato di pazienti che hanno bisogno di terapie intensive, che ha fatto scoppiare il problema sanitario.


Ma tutto questo quanto durerà?


Dobbiamo avere l’esperienza commisurata altrove. In Cina è iniziata a novembre-dicembre, ed è stata comunicata ufficialmente il 31 dicembre dall’Organizzazione mondiale della sanità. Abbiamo avuto un picco sicuramente che è stato a gennaio, sempre a crescere, e a febbraio. Poi è cominciata a scendere, e ora in Cina l’epidemia non c’è più. Perché noi dovremmo avere un aspetto diverso?


Ce lo dica lei.


Se noi vogliamo conteggiare tutti i necrologi sotto l’etichetta coronavirus, allora non finirà mai.


E per il vaccino, che tempi si aspetta?


Dobbiamo considerare che per la prima Sars il vaccino non è stato fatto. Abbiamo anche quell’altra Sars del medio oriente, in cui non è stato preparato un vaccino, ma sono stati utilizzati gli stessi anticorpi dei soggetti guariti, per andare incontro ai colpiti dalla malattia, visto che quello aveva un’alta percentuale di mortalità. Ora speriamo che arrivi per questo virus, che si sparge molto velocemente. Però dobbiamo aspettare i tempi tecnici, se non è pronto significa che ci sono tempi tecnici.


E quali sono i tempi tecnici?


Secondo l’Oms i tempi tecnici vanno da 12 a 18 mesi, quindi sarà per la prossima stagione. Come succede per i virus influenzali.


Senta, per finire: di tutto quanto si dice sul coronavirus, quale ritiene la più grande delle fake news?


Proprio questo fatto della mortalità così alta.
(Tratto da Il Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)
Salernosera.it/tarro-la-strage-non-e-covid-19/

“Bisognerebbe iniziare a riaprire il Paese” (il virologo Giulio Tarro)




Intervista a Radio Corona Blues del professor Giulio Tarro







Roma, 3 apr. (askanews) – “Presumibilmente siamo arrivati al culmine della curva, è finito l’aumento esponenziale dei contagi, possiamo livellarci come accaduto in Corea grazie ad un numero maggiore di tamponi e ad una corretta valutazione dei casi. Le misure di contenimento sociale italiane sono state prese in ritardo, sicuramente hanno portato ad una riduzione del contagio e quindi hanno indotto allo stesso effetto che si è verificato in Cina dove dalla prima stima di mortalità del 2% si è poi arrivati a meno dell’1%”. Così ha detto il virologo, professor Giulio Tarro, al sito coronablues.org, lanciato da un gruppo di ricercatori europei. Il portale web intende contribuire alla discussione pubblica selezionando e raccogliendo dati, fatti, informazioni ed opinioni di esperti e scoprendo notizie false su COVID-19.

“Vedrete che anche in Italia si arriverà alla stessa percentuale – ha continuato Tarro – C’è una grande discrepanza tra i primi dati e quelli dell’Iss dove avviene un’attenta analisi delle cartelle cliniche dei pazienti e dunque si evidenzia la differenza tra persone morte con coronavirus o di coronavirus. I dati diffusi sulla mortalità in queste settimane hanno creato una sindrome da panico che certo non fa bene al nostro sistema immunitario. Come stiamo vedendo dai report dell’Iss sta accadendo in Italia quello che abbiamo già visto in Cina: tra i deceduti di Coronavirus troviamo persone con gravi patologie come cardiopatie, diabete, malattie epatiche, renali o polmonari”.

E poi “la percentuale di mortalità va calcolata sul numero dei contagiati e non dei ricoverati. Così spieghiamo la differenza con i dati tedeschi, non credo che la loro sanità sia migliore della nostra. Noi abbiamo pagato soprattutto i tagli ai finanziamenti con la conseguenza di meno posti letto nei reparti di terapia intensiva”. Vaccino Inutile? “L’Oms non esce bene da questa faccenda… – sottolinea Tarro – Il vaccino per il coronavirus potrebbe rivelarsi inutile se esiste ad esempio la variante cinese e padana del virus, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto. Con il rischio di acquistare vaccini inutili come accaduto in passato quando abbiamo dovuto regalarli all’Africa”.

“Bisogna ricordare che né per la prima Sars né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, facendo invece ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti.
Abbiamo superato situazione ben peggiori come la prima spagnola che fece più vittime della prima guerra mondiale. Siamo in evoluzione, troveremo i sistemi per difenderci dai nuovi agenti che emergono o che facciamo venir fuori noi. Intanto bisognerebbe cominciare a riaprire il Paese, creando una cortina di protezione per quelle fasce di popolazione più a rischio”.

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martedì 25 febbraio 2020

Agghiacciante! Falsa epidemia creata in Italia con falsi malati e con morti per altre patologie per avere il Virus Bond!


Agghiacciante! Falsa epidemia creata in Italia con falsi malati e con morti per altre patologie per avere il Virus Bond!!!


Badate bene come il Roberto Burioni usi sempre e comunque il termine "epidemia", su ogni cagata che dice parla sempre di epidemia in Italia, né ha parlato anche ieri sera a Tiki Taka, e com'era contento mentre che né parlava, gli brillavano gli occhi.


Io so molto bene il perché.. ed anche perché abbiano messo un'altro buono come Walter Ricciardi come consulente per le relazioni dell'Italia con gli organismi sanitari internazionali.Si sono studiati un'altro bel business, ma ad andarci di mezzo però saremo noi tutti con la nostra economia.. perché per colpa di questi signori! Di questi senza Dio e senza coscienza chiuderanno parecchie attività, e per cosa? Per la loro sporca sete di denaro.


Traduzione a cura di: -Vivereinmodonaturale.com-

Tre anni fa, la Banca mondiale ha emesso nuove obbligazioni per raccogliere fondi che potrebbero essere utilizzati per aiutare i paesi poveri a combattere le pandemie. I soldi sono ancora seduti a margine.






La banca stava rispondendo a un focolaio di Ebola nel 2014 che ha ucciso oltre 11.000 persone. Ha venduto due serie di obbligazioni che, a determinate condizioni, avrebbero liberato capitali per combattere la diffusione della malattia.



Un bond da 225 milioni di dollari copre focolai di influenza e coronavirus e ora paga interessi di oltre l'8% all'anno. Una seconda obbligazione da 95 milioni di dollari copre disturbi come l'Ebola e la febbre di Lassa, nonché il coronavirus, pagando agli investitori un interesse di quasi il 13% annuo. Entrambi sono programmati per maturare il 15 luglio.
Gli investitori si stanno ora preparando per la possibilità che lo scoppio del nuovo coronavirus in Cina continuerà a diffondersi, innescando un pagamento al meccanismo di finanziamento di emergenza pandemica della Banca mondiale. Ciò lascerebbe ai proprietari di obbligazioni molto meno da mostrare per il loro investimento.


I critici delle obbligazioni affermano che non faranno molta differenza, anche se il denaro viene rilasciato. Sostengono che le condizioni onerose necessarie per liberare il denaro significano che arriverà troppo tardi per aiutare le persone nel percorso dell'epidemia di coronavirus.


Quando un'epidemia è un'emergenza?

La Banca Mondiale ha guidato lo sviluppo dei cosiddetti legami pandemici in risposta allo scoppio dell'Ebola che ha attraversato l'Africa occidentale e oltre tra il 2014 e il 2015.
L'idea era di incanalare rapidamente i finanziamenti verso i paesi più poveri del mondo che affrontano una grave epidemia con potenziale pandemico. Per qualificarsi, l'epidemia deve soddisfare le condizioni in base al numero di decessi, alla durata dell'epidemia, alla velocità con cui si diffonde la malattia e al numero di paesi colpiti.
Ma i critici sostengono che le condizioni necessarie per innescare i pagamenti sono troppo onerose, impedendo o ritardando l'arrivo dell'aiuto tanto necessario. Indicano lo scoppio dell'Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo come un esempio in cui le obbligazioni non hanno funzionato. Il coronavirus non ha ancora attivato un pagamento.

"I trigger specifici sono stati scelti in stretto coordinamento con l'Organizzazione mondiale della sanità e nessuno poteva prevedere che altri focolai si sarebbero comportati diversamente", ha detto un portavoce della Banca mondiale.

L'epidemia di Ebola, iniziata nel 2018, ha causato oltre 2.200 vittime - più di quella del coronavirus. Ma non sono stati ancora erogati pagamenti per combattere la seconda più grande epidemia di Ebola, perché non ci sono stati ancora 20 morti in un secondo paese, un requisito previsto in termini di obbligazioni. La Repubblica Democratica del Congo è il secondo paese dell'Africa per superficie terrestre.

Olga Jonas, membro anziano dell'Harvard Global Health Institute che ha trascorso 33 anni presso la Banca mondiale, ha descritto i legami pandemici come una "acrobazia pubblicitaria" che non aiuterà a fermare gli scoppi o prevenire le pandemie. I soldi, sostiene, non sarebbero mai arrivati ​​abbastanza in fretta da fare la differenza.
"Solo i riassicuratori e gli investitori sono usciti in vantaggio", ha dichiarato Jonas, che ha trascorso sette anni a coordinare la risposta della Banca mondiale alle pandemie.
L'ex capo economista della Banca mondiale Larry Summers, un altro critico di spicco, ha respinto pubblicamente l'iniziativa come "sciocco finanziario" e un "errore imbarazzante".
Secondo un portavoce della Banca mondiale, il meccanismo di finanziamento di emergenza pandemica ha pagato $ 61,4 milioni per combattere l'Ebola nella RDC.


Il coronavirus si diffonde
La situazione potrebbe essere diversa con il coronavirus. Il numero globale di casi è aumentato a oltre 67.000. Nel frattempo il bilancio delle vittime ha superato 1.525, di cui tre al di fuori della Cina continentale.

I pagamenti delle obbligazioni pandemiche della Banca mondiale verranno attivati ​​se, almeno 12 settimane dopo l'inizio dell'epidemia, il numero di casi confermati è ancora in crescita e il virus ha ucciso almeno 20 persone al di fuori della Cina, secondo Scott Lothian, un investimento manager di Baillie Gifford, uno degli investitori in obbligazioni.

Le obbligazioni sono attualmente negoziate con uno sconto sul loro prezzo originale, secondo Lothian. In altre parole, i mercati ritengono che vi sia una ragionevole probabilità che venga attivato un pagamento.
"Penso che sia sul coronavirus", ha detto Lothian alla CNN Business.

Il pagamento massimo per il coronavirus nell'ambito delle obbligazioni è di $ 196 milioni, da pagare in lotti in base al numero di decessi e alla diffusione geografica. Almeno 250 morti in almeno due paesi porterebbero a un pagamento di $ 56 milioni.
Lothian ha affermato che le obbligazioni non dovrebbero essere considerate vincenti solo se pagano, poiché hanno stabilito un precedente per il trasferimento di rischi che sono difficili da valutare sui mercati finanziari. Se le condizioni di pagamento vengono allentate sulle future obbligazioni pandemiche, tale debito sarà più costoso da emettere, ha aggiunto.
"I mercati dei capitali stanno contribuendo a fornire un'assicurazione per i rischi per la salute pubblica nei paesi in via di sviluppo che altrimenti non sarebbero coperti", ha aggiunto Andrew Cave, capo della governance e della sostenibilità di Baillie Gifford.

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