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martedì 8 marzo 2016

Farmaci di nuova generazioni con microchip

Smart pillL'età del microchip medicinale è alle porte.
Novartis - tra le più grandi industrie farmaceutiche al mondo - ha annunciato di stare lavorando ad un progetto finalizzato all'incorporamento di microchip all'interno di farmaci di nuova generazione, per creare la tecnologia smart pill. Tale nanotecnologia è stata loro concessa su licenza dalla Proteus Biomedical di Redwood City, California.
Una volta attivato dallo acido dello stomaco, il chip inizia il suo lavoro di rilevamento e trasmissione dati ad un ricevitore indossato dal paziente. Lo stesso ricevitore è in grado altresì di inviare i dati via internet ad un medico
L'idea è quella di creare pillole intelligenti in grado di percepire ciò che accade dentro l'organismo e fornire tali informazioni al medico curante. Novartis ha previsto di iniziare ad applicare tale tecnologia nei suoi farmaci destinati a contenere il rischio di rigetto nei trapianti di organi, e poi espanderla ad altri prodotti. La stessa tecnologia in breve tempo sarà presumibilmente adottata da altre società per l'impiego in altri tipi di farmaci.
I MIGLIORI PROPOSITI...
A prima vista sembra tutto fantastico, ma i lettori di Natural News senza dubbio si staranno ponendo un sacco di domande.
Per cominciare, Novartis non sembra affatto intenzionata ad effettuare alcun test clinico circa i problemi di sicurezza derivanti dalla ingestione di un microchip.
"Novartis non ha in programma di condurre studi clinici ad ampia scala per testare questi nuovi prodotti", riferisce Reuters.
Qui mi sorge un dubbio: non è forse vero che un siffatto chip dovrà per forza di cose contenere sostanze chimiche e metalli pesanti? Per effettuare una trasmissione di dati dovrà essere dotato di una fonte di alimentazione, ossia una microscopica batteria o un condensatore di qualche tipo. Ebbene, i materiali utilizzati nei condensatori e nelle batterie, che io sappia, sono tossici, e dunque sarebbe preferibile non ingerirli.
LA RISERVATEZZA DEI DATI
Un altro grosso problema con i microchip trasmittenti è legato alla riservatezza. Se questi chip diffonderanno informazioni, probabilmente le stesse potranno essere captate da qualsiasi cosa nelle vicinanze, tra cui individui potenzialmente senza scrupoli oppure organizzazioni che potrebbero sfruttarli illecitamente.
Ad esempio, supponiamo che una farmacia installi un rilevatore sulla sua porta d'ingresso al fine di monitorare gli avventori. Potrebbe teoricamente adoperare i dati per determinare le condizioni di salute del cliente e poi agire per 'spingere' alcuni prodotti piuttosto che altri.
Gli agenti governativi potrebbero essere equipaggiati con 'scanner di microchip farmaceutici'. Le informazioni ottenute potrebbero essere utilizzate in violazione della privacy attraverso la loro condivisione con altri enti pubblici, o addirittura essere vendute a società di marketing di terze parti.
Nutro molti dubbi sul fatto che i dati trasmessi potranno essere criptati, dal momento che la crittografia richiede reale potenza di elaborazione, e non vi è spazio che per una singola fonte di alimentazione CPU allo interno di tali microscopici processori. Molto probabilmente trasmetteranno un segnale che potrà essere rilevato e decodificato abbastanza facilmente.
RICORDATI DI PRENDERE LE MEDICINE
Ma la parte eclatante riguardo questi farmaci microchippanti è che saranno utilizzati anche per assicurarsi che la gente assuma puntualmente le proprie medicine.
Le compagnie farmaceutiche perdono miliardi di dollari l'anno (nelle loro menti) a causa dei pazienti che semplicemente dimenticano di prendere le loro pillole.
Naturalmente, spesso la ragione di tali dimenticanze deriva dagli stessi farmaci, molti dei quali provocano danni alla funzione cognitiva, ma questa è un'altra storia.
Per cui queste smart-pill saranno verosimilmente utilizzate per monitorare i pazienti in modo che possa essere loro 'gentilmente ricordato' di assumere le pillole al momento giusto. Nel settore del marketing, questa strategia è definita: "programma di continuità." E' un sistema per ottenere vendite ripetute su base regolare.
In questa ottica, le pillole con microchip arrecherebbero più vantaggi alle aziende farmaceutiche che ai pazienti. Ciò è particolarmente vero se si considerano i casi in cui i farmaci si rivelino dannosi per la salute umana - la esperienza è piena di medicinali che in seguito alla loro immissione sul mercato si siano rivelati estremamente pericolosi o addirittura mortali (qualcuno ha detto Vioxx?).
IN ARRIVO I RILEVATORI DI FARMACI (POLIZIA E LAVORO)
Da ciò potrebbe svilupparsi un altro interessante effetto collaterale: i datori di lavoro saranno in grado di realizzare o acquistare degli scanner da utilizzare nei colloqui con i candidati. (Una roba simile si potrebbe forse persino costruire in garage, con del materiale acquistato da Radio Shack).
Tutto ciò potrebbe rivelarsi utile per i datori di lavoro che preferiscano non assumere persone in cura farmacologica. Ti ricevo per un colloquio e nel frattempo in automatico eseguo la scansione dei tuoi dati trasmessi dal chip. Una luce rossa mi indica i risultati, e con calma ti dico che l'intervista è finita e che "ti faremo sapere." Con molti datori di lavoro oberati dalle spese di assicurazione sanitaria, questo potrebbe fornire un metodo semplice ed infallibile per evitare di prendere a bordo qualcuno che prima o poi possa comportare un onere finanziario ricadente sui piani di assicurazione sanitaria (dal loro punto di vista). Non mi trovo d'accordo con tale uso della tecnologia, ma si tratta di uno dei modi in cui potrebbe essere utilizzata.
La stessa polizia potrà utilizzare un dispositivo di scansione per determinare se un automobilista sulla scena di un incidente si trovi sotto gli effetti di un farmaco.
Ora, su questo tipo di utilizzo personalmente sono d'accordo. Le strade oggigiorno sono piene di gente poco lucida a causa dell'uso di farmaci. Il problema - per inciso - è più grave della guida in stato di ubriachezza, ma praticamente non si fa nulla per porvi rimedio. Il rilevamento sarebbe anche più facile di un test etilometro, dal momento che non richiederebbe alcuna azione da parte del soggetto esaminato. Il poliziotto si limiterebbe a schiacciare un pulsante, e potrebbe quindi determinare se l'esaminato faccia uso di farmaci non consentiti per la attività di guida. A quel punto il soggetto potrebbe essere arrestato con l'accusa di "guida in stato di alterazione farmacologica."
UN ALTRO MOTIVO PER NON ASSUMERE FARMACI
Ci sono chiaramente molte domande senza risposta e anche alcuni potenziali rischi, nella adozione di prodotti farmaceutici contenenti microchip. Per alcuni i problemi legati alla privacy costituiranno il fattore più importante; dopotutto chi mai potrebbe voler comunicare al mondo di essere in cura?
La maggior parte dei lettori di Natural News sa che la cosa migliore è evitare i farmaci. Il fatto che saranno presto dotati di microchip è un altro buon motivo per approcciarsi ad un metodo più olistico nella cura della nostra salute.
Non scommettere la vita (e la privacy) sulle pillole di Big Pharma. Scegli uno stile di vita sano, basato sui nutrienti, gli alimenti biologici, lo esercizio fisico regolare, evitando cibi artificiali (sintetici), prodotti chimici, e molto probabilmente non avrai mai bisogno di farmaci per tutta la tua vita.
Autore: Mike Adams/ Articolo originale: naturalnews.com / Fonte:ilquieora.blogspot.ch tratto da ecplanet.com/

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lunedì 16 novembre 2015

Facebook adesso decide anche quali morti hanno importanza e quali no! #JeSuisVérifié

Venerdì 13 novembre 2015 sarà una triste data che non verrà mai dimenticata. Un attentato a Parigi provoca la morte di 129 persone. Le persone che sono state uccise si trovavano nei locali e per le strade parigine per rilassarsi dopo una settimana di lavoro.
Alcune di queste persone avevano deciso di mangiare in un ristorante, altre di assistere ad un concerto senza sapere che ad attenderli c’era la morte.
Un misto di emozioni ha colpito i parigini, i francesi, gli europei e tutti i cittadini del mondo che vorrebbero solamente vivere in modo tranquillo all’interno delle proprie città.
Dal giorno dopo tutti hanno voluto ricordare questi morti, chi lasciando un fiore sul luogo del delitto o vicino alle ambasciate francesi sparse nel mondo, chi scrivendo un messaggio sui social network.
Tutto questo è molto commovente e mostra una forza ed una voglia di essere uniti che dovrebbe essere sempre presente, non solo nei momenti drammatici. Questo dolore e questa tristezza dovrebbe essere sempre presente quando succedono queste tragedie. Purtroppo non è sempre così.
Viviamo in un tempo in cui le tragedie sono all’ordine del giorno, ma si riescono ad esprimere le emozioni solo se queste sono spinte dall’esterno, molte volte senza sapere neanche le storie e le realtà che hanno portato a quelle tragedie. In molti casi questi sentimenti non sembrano neanche sinceri, ma sembrano sentimenti che servono a farci sentire più importanti e più belli agli occhi degli altri.
Non penso che una persona possa scrivere ogni giorno sui social network per dimostrare il proprio dolore per le tragedie che accadono giornalmente nel mondo, ma penso che almeno dovrebbe provare a cambiare il mondo con gesti concreti (anche piccoli) e non con un post o cambiando la propria immagine del profilo solo per farsi notare e solo perché Facebook ha deciso di far colorare la nostra immagine con i colori di una bandiera.
In questo modo le nostre emozioni non sono completamente sincere, ma sono scelte da un social network, trasformando gli esseri umani in robot che hanno bisogno di un microchip per poter compiere un’azione.
Il dolore provocato dalla morte non dovrebbe essere utilizzato da una multinazionale per indirizzare i nostri interessi, ma è quello che sta accadendo.
Sono costretto a fare questa affermazione perché gli attentati di Parigi sono avvenuti due settimane dopo un altro attentato terroristico, la bomba sull’aereo russo del 31 ottobre che ha provocato 224 morti.
Quel giorno molti hanno provato a descrivere il dispiacere che hanno provato nell’apprendere che 224 persone che stavano volando su un aereo sono morte senza un motivo. Quei pensieri erano sicuramente molto più sinceri di quelli espressi da molte persone in questi giorni; infatti, nessuno è stato “spinto” a provare dispiacere da un social network, ma ha voluto ugualmente regalare un proprio pensiero alle vittime.
I sentimenti ed il dolore dovrebbero essere sempre un qualcosa di caloroso (inteso come qualcosa di profondo che viene dall’anima) e non un freddo codice scritto su un PC.
I morti dovrebbero avere tutti lo stesso rispetto, senza fare distinzioni tra morti di serie a e morti di serie b.
Purtroppo questa distinzione si sta attuando e Facebook ci sta facendo diventare delle macchine che hanno bisogno di input per esprimere le nostre emozioni.
Io ho provato lo stesso dolore nel vedere in TV le immagini di persone morte senza un motivo, ma Facebook ha deciso che i morti francesi valgono di più dei morti russi (forse proprio perché figli della Russia, una nazione che in questo momento non è vista in modo favorevole da chi guida il mondo, ma che è forse l’unica a combattere quegli uomini che che hanno provocato questi morti e che ogni giorno uccidono altre persone). 
Spero che questo clima di tensione possa finire al più presto, ma soprattutto spero che ognuno di noi possa tornare ad essere un individuo con emozioni proprie e con la capacità di distinguere il bene ed il male, senza avere bisogno di Facebook o di altri comandi esterni per essere qualcuno (#JeSuisCharlie , #JeSuisParis) o per sapere cosa pensare, cosa provare e cosa fare, perché prima di tutto noi siamo ESSERI UMANI che hanno la capacità di pensare e di provare emozioni in modo autonomo e spontaneo. Fonte latartarugachecorre.myblog.it/

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